Wii: Un Successo Nato da una Scommessa
Se il mondo della musica digitale ha la Apple, quello dei videogame ha la Nintendo. O almeno è questo l’obbiettivo di Satoru Iwata, quarto presidente della multinazionale di Kyoto, che dal suo arrivo nel 2001 sta letteralmente rivoluzionando il settore dei giochi elettronici.Prima con il Ds, ultima incarnazione di quella fortunata serie di console portatili chiamate Game Boy, poi con il Wii, la console da casa che dal novembre dell’anno scorso a oggi è stata venduta in quasi 6 milioni di pezzi spopolando soprattutto fra coloro che hanno sempre guardato con sospetto ai videogame.
Tutto ruota attorno a una nuova idea di interfaccia costruita con tecnologie note ma che nei giochi elettronici erano state fino ad ora tralasciate o utilizzate in malo modo. Lo suo schermo tattile del Ds ad esempio, simile a quello di un palmare, o il controller zeppo di sensori di movimento del Wii che basta agitare davanti al televisore per vederlo trasformare volta per volta in racchetta da tennis, spada, torcia elettrica virtuale. Sfruttare dei gesti semplici e noti a tutti come sistema per interagire con i videogame, ecco in cosa consiste l’asse portante della strategia di Iwatasan. Una strategia che mira a eguagliare un domani quel che Steve Jobs ha fatto con l’iPod nel 2001. Allora i lettori di musica digitale, il primo risale al 1997 e venne prodotto in Corea, non erano una novità. Con l’arrivo della Apple però, grazie al design e soprattutto alla semplicità d’uso del suo lettore, sono diventati un fenomeno di massa conquistando persone che fino a quel momento avevano solo sentito parlare di file in Mp3.
Intendiamoci però, quello dei videogame è settore già vasto che ormai tocca centinaia di milioni di utenti e con un giro di affari valutato attorno ai 30 miliardi di dollari l’anno. Capace, come è stato detto in passato forse con troppa leggerezza, di rivaleggiare non solo con il moribondo business della musica, ma anche quello delle major hollywoodiane. In realtà i giochi elettronici, dall’epoca della prima PlayStation a metà degli anni ’90 a oggi, non hanno fatto dei sostanziali passi in avanti e la distanza che li separa dall’industria cinematografica è profonda tanto in termini economici che di penetrazione. Il pubblico, per quanto numeroso, negli ultimi dieci anni è rimasto lo stesso. Al pari, ed è questa la cosa più grave, del contenuto dei giochi che invece di diversificarsi ha cominciato a diventare sempre più omogeneo.
Le cause di questo impoverimento sono diverse.
Il background culturale di molti sviluppatori in primo luogo, del tutto inadeguato per sedurre coloro che non conoscono i videogame, ma anche e soprattutto il vertiginoso aumento dei costi di produzione. Sviluppare un gioco per Xbox 360 o PlayStation 3 significa infatti spendere fra i 7 ai 20 milioni di dollari e la maggiore complessità e potenza delle console ha costretto le varie software house a specializzarsi. Il che significa che chi ha sempre fatto videogame di arti marziali, difficilmente tenterà di realizzare uno «sparatutto» perché non ha il know how tecnico necessario e acquisirlo comporterebbe il dispendio di risorse, di tempo e in ultima analisi l’assunzione di rischi troppo elevati.
Di conseguenza in pochi si intraprendono strade nuove, preferendo invece sempre le solite formule ormai usurate anche se con una grafica sempre più dettagliata e realistica.
E’ da queste considerazioni che Satoru Iwata e la sua nuova Nintendo sono partiti per realizzare il Wii. Una console tecnologicamente arretrata, dunque poco costosa da costruire, ma che ha una interfaccia semplicissima. I giochi elettronici infatti nel corso degli anni hanno sviluppato spontaneamente un linguaggio d’uso relativamente complesso. Muovere un personaggio digitale e saperlo gestire nelle varie situazioni che dovrà affrontare nel corso di un videogame, vuol dire aver assimilato una grammatica fatta di tasti o combinazioni di tasti da premere sul joypad o sulla tastiera. Impugnare il controller del Wii come fosse una racchetta da tennis invece non richiede alcuna conoscenza. E’ semplice e immediato tanto che il Wii continua a vendere molto malgrado non ci siano tanti giochi a disposizione. Non attrae solo i fan della Nintendo, zoccolo duro da sempre fedele alla casa giapponese e che costituisce una sorta di setta simile ai seguaci di Steve Jobs e della Apple, ma un nuovo tipo di pubblico differente tanto dal punto di vista culturale che anagrafico. Non solo: la conseguenza del costo basso del Wii, o se preferite del suo scarso profilo tecnologico, si è tradotto in ricavi record per la Nintendo che nel corso dello scorso anno fiscale chiuso a marzo del 2007 ammontavano a 966 miliardi di yen con un incremento del 90% rispetto all’anno precedente.
Nel frattempo i giocatori di tipo tradizionale oggi come oggi stanno premiando l’Xbox 360 della Microsoft, attualmente la più venduta fra le console di nuova generazione. E anche la più duttile e con il miglior rapporto fra prestazioni, numero dei videogame disponibili e prezzo. La PlayStation 3, uscita in ritardo e zavorrata tanto dal costo alto che dall’assenza di giochi decenti, sta comunque recuperando terreno in virtù del successo ottenuto dalla precedente console della Sony. Un successo costruito sulla quantità e varietà di giochi disponibili. Ma la loro lotta sembra non interessare la Nintendo.
Ora però bisogna però capire quanto è numeroso il nuovo pubblico sul quale a Kyoto puntano tanto e se per dimensione è capace di rivaleggiare con quello dei giocatori. Potrebbe infatti rivelarsi più piccolo, oppure, essendo meno attento alle novità, potrebbe stancarsi presto di giocare al tennis virtuale agitandosi davanti allo schermo. E poi tanto l’Xbox 360 che la PlayStation 3 prima o poi caleranno di prezzo diventando sempre più appetibili sia con i loro videogame che graficamente assomigliano a veri e propri film, sia con la varietà d’utilizzo che offrono che va dall’alta definizione al poter scaricare sull’hard disk ogni forma di intrattenimento digitale. Insomma per ora la Nintendo ha dimostrato, ma non è certo una novità, di esser particolarmente abile nel guadagnare montagne di denaro e di saper realizzare dei prodotti, soprattutto nel campo delle console tascabili, che sposano alla perfezione le esigenze dei consumatori. Ma per diventare la nuova Apple la strada è ancora lunga e piena di incognite. Servono giochi, o forse dovremmo dire semplicemente software considerando l’originalità di certi titoli visti su Ds che con il mondo dei videogame ormai hanno davvero poco a che spartire, in grado di dimostrare che l’avvio folgorante del Wii non è un fuoco di paglia.
JAIME D’ALESSANDRO - 25 Giugno 2007
La repubblica.it
25 Giugno 2007 - Articolo a cura di:










