Recensione: No More Heroes
No More Heroes ci catapulta nella città immaginaria californiana di Santa Destroy, nei panni di Travis Touchdown, giovane ambizioso la cui vita viene stravolta dall’asta online in cui si aggiudica una rilucente spada laser.
Travis viene coinvolto da un’associazione malavitosa, la United States Assassin Association (UAA) e accettando di uccidere l’assassino chiamato Healter Skelter diviene egli stesso un killer, l’undicesimo nella classifica dei migliori assassini professionisti sulla piazza.
In estrema sintesi No More Heroes altro non è che la scalata di questa classifica verso la vetta, dove Travis diverrà il killer numero uno in assoluto. Il compito però non è semplice: per trovare ciascun assassino dovremo accettare gli incarichi della misteriosa e affascinante Sylvia Christel, colei che inoltre, sotto pagamento di ingenti somme di denaro (da guadagnare durante le missioni e le “side quest”), ci può far incontrare ciascun assassino della UAA. L’azione di gioco si svolge liberamente all’interno di Santa Destroy, contesto urbano che può e deve essere visitato in ogni dove a piedi oppure con i più disparati veicoli (compresa la “tamarrissima” e superpompata moto di Travis) secondo l’ormai invitabile stile dei giochi “free roaming”.
Grafica:
No More Heroes appare come un riuscito esempio di “cartone animato interattivo” o di “fumetto giocabile” che dir si voglia: l’azione serrata dei duelli disegnata in cel shading si fonde infatti permettamente con la narrazione degli eventi e con i momenti di guida per le via della città, caratterizzati questi ultimi tra l’altro da una buona fluidità e da un’invidiabile sensazione di velocità. L’engine grafico mostra una pregevole gestione di luce e ombre in tempo reale, e l’impegno per l’animazione riposto nel titolo ha fornito risultati a tratti favolosi (basta vedere il video a fondo pagina). Ma non è tutto oro, spesso il gioco mostra ambientazioni veramente troppo povere di dettaglio, e sopratutto tante fastidiose scalettature presenti ovunque, che purtroppo ricordano da vicino l’hardware ps2 (cosa che in questo caso non ha nulla a che vedere).
Ironia a 1000
Elemento fondamentale di No More Heroes, sempre presente in tutta la narrazione, raggiunge in certe trovate la pura genialità, (per salvare bisogna recarsi sulla tazza del cesso, e calarsi le braghe), non mancano personaggi totalmente fuori di testa, a volte volutamente esagerati, stereotipati e ridicoli, il vocabolario piuttosto spinto e le tematiche “non infantili” sono la ciliegina sulla torta, nonchè quello che serve tra la tipologia di videogiochi per Wii.
Tutti elementi partoriti dalla mente perversa di Goichi Suda, comprese anche citazioni e stile anni ‘80, a voler richiamare a tratti un coin-op d’epoca.
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COMMENTO: No More Heroes sebbene non raggiunga livelli di eccellenza, riesce nell'intento di catturare il giocatore, nonostante difetti come la ripetitività delle parti in free-roaming, e una grafica comunque troppo semplice e migliorabile, il giocatore verrà attratto dal titolo, e lo giocherà volentieri. SUDA 51 non ha realizzato un capolavoro, ma un'esperienza comunque da provare, e che a nostro avviso supera il suo precedente lavoro "killer 7". Un prodotto che trasuda stile da ogni pixel, e porta una ventata di diversità e di carattere "adulto" in un catalogo di Wii, largamente invaso da titoli "casual".
